lunedì 8 dicembre 2008

La guerra del Peloponneso di Emilio Isolda

La guerra del Peloponneso
1. Introduzione
Ho deciso di rendere condivisibile a tutti i miei amici archeologi alcuni articoli che ho scritto sul mio blog. Sperando di fare cosa gradita e utile vi auguro una buona serata.
Ho deciso di intitolare questa serie di nostri incontri non con il titolo, forse più allettante di Sparta e Atene, ma con il titolo La guerra del Peloponneso perché si tratta di una guerra che vide contrapposte non solo le città di Sparta e Atene ma moltissime città della Grecia.
Dove ci troviamo? Siamo in Grecia. In quale periodo? Siamo nel V secolo a. C. e più precisamente siamo tra il 431 a. C. e il 404 a. C. ed è proprio in questo arco temporale che si dipana la Guerra del Peloponneso. Una delle guerre più famose dell'antichità.
Sparta e Atene, dunque, simbolo di due visioni del mondo contrapposte. Sparta con la sua propensione alla guerra, alla frugalità, Atene, con la ricerca infinità, spasmodica del bello e dell'armonia, che inventò la forma politica della democrazia e che più di ogni altra cosa ha influenzato il nostro modo di fare e soprattutto di vedere le cose.
50 anni prima, (nel 490 a.C. e poi nel 480 a. C.) Sparta e Atene erano alleate e con loro tante città greche, per far fronte comune contro il grande nemico persiano. Fu Sparta a guidare i Greci, ma non a Maratona (nel 490 a.C.) in cui gli Spartani non arrivarono in tempo ma a Salamina (480 a. C.) e a Platea (479 a.C.). I Greci sconfissero i Persiani soprattutto grazie all'esercito spartano. Ma come mai queste due città, Sparta e Atene, da alleate divennero acerrime nemiche? Perché alla base c'era una vocazione completamente diversa delle due città.
Infatti, mentre Sparta riteneva conclusa la propria missione avendo sconfitto i Persiani, Atene ritiene che invece sia possibile continuare la lotta contro i Persiani fino alla creazione dell'Impero ateniese con la fondazione della Lega Delio-Attica una federazione di città con a capo Atene che vede tutte le città della Grecia raccolte sotto il suo controllo.
Ma per partecipare a questa federazione gli alleati dovevano pagare un contributo alla città di Atene, il phòros. Un contributo in denaro che serviva soprattutto per mantenere la formidabile flotta navale ateniese e della Lega. Questo con l'intento di tenere alta la guardia contro i Persiani. Un po' alla volta la pressione persiana diminuisce, ma il phoròs no. Infatti le città della Lega furono obbligate a pagare il contributo in denaro ad Atene anche se la minaccia persiana era svanita. Gli Ateniesi cominciano a impiegare questo denaro all'interno della propria città, proiettando le loro mira all'interno della Grecia, verso Nord, mirando alla Beozia. Anzi nel 454 a. C. il tesoro della Lega Delio-Attica fu spostato da Delo ad Atene. Non è un caso che a partire dall’anno 447 a. C. si dà l’avvio alla grandiosa sistemazione dell’Acropoli di Atene con, in sequenza cronologica: costruzione del Partenone da parte di Callicrate e Ictino (447 a. C – 438 a. C.); costruzione dei Propilei da parte di Mnesicle (437 a. C. – 433 a. C.); costruzione del Tempio di Atena Nike (430 a. C. – 420 a. C.); costruzione dell’Eretteo (iniziato nel 421 a. C. ma terminato nel 409 a. C.).
Ritorniamo al contributo che le città alleate dovevano dare ad Atene. Si sa che pagare non fa mai piacere a nessuno e le città della Lega, divenute suddite di Atene, misero in atto delle vere e proprie rivolte cercando di uscire dalla Lega. I primi che si ribellarono furono i Sami e gli Eubei. Ma ogni rivolta viene duramente repressa da Atene con le armi e la città dell'Attica obbliga le città rivoltose a continuare a pagare il phoròs, la tassa per il mantenimento della Lega di Delo.
Ad Atene è intanto in atto una vasta e capillare riorganizzazione del sistema di gestione della cosa pubblica, un sistema che vedeva come parte integrante il cittadino, qualsiasi cittadino che tramite il sorteggio poteva partecipare, come magistrato, alla vita politica e decisionale della città. Ovviamente le magistrature più importanti, quelle militari, finanziarie e religiose erano conferite tramite elezioni, per alzata di mano. E' la democrazia radicale ateniese. Un sistema in perenne movimento e in un certo senso intraprendente, dinamico, espansivo, che tende ad andare verso il fuori.
A Sparta invece il sistema della gestione della cosa pubblica è rimasto bloccato. Sparta dopo la conquista della Messenia, regione a Ovest della Laconia (la regione dove si trova Sparta), ha posto in essere una struttura politica in cui un piccolo gruppo di famiglie controlla un territorio sterminato. Si tratta di un sistema di alleanze tra famiglie che doveva garantire il mantenimento della regione del Peloponneso, la regione più fertile della Grecia, in mano agli Spartani.
E' il sistema oligarchico spartano. Un sistema perennemente statico, duro, chiuso, che tende a restare verso l'interno.
Dunque assistiamo a due movimenti uno, quello di Atene, proiettato verso l'esterno, l'altro, quello di Sparta, bloccato verso l'interno. Sarà, ma lo vedremo meglio più avanti proprio il movimento verso l'esterno, messo in moto da Atene, una delle cause della Guerra del Peloponneso. Per ora fermiamoci qui. Continueremo tra pochi giorni. Buona serata.
Emilio Isolda pubblicato l'8 dicembre del 2008
2. Le cause della guerra del Peloponneso
Quali sono le cause che scatenarono la guerra? Di chi fu la responsabilità maggiore? Ci sono due linee di responsabilità. Una responsabilità indiretta e una diretta. Ma entrambe scatenate e provocate da Atene. La responsabilità indiretta sta nella creazione di un vero e proprio impero creato da Atene dopo le guerre persiane (490 a. C.-479 a. C.). Dopo il 479 a. C. e dopo le battaglie di Platea e di Micale gli Spartani si ritirarono nella Laconia, da dove provenivano, mentre gli Ateniesi continuarono a combattere i Persiani. Gli Ateniesi portando avanti il vessillo della cacciata dei barbari piano piano riuscirono ad influenzare politicamente prima e ad assoggettare militarmente poi molte isole e molte città greche. Questo anche quando non c'era più il pericolo dell'invasione dei Persiani. Si addivenne così alla creazione della Lega Delio-Attica nel 477 a. C. Si tratta di un patto federativo tra Atene e varie città greche soprattutto isole e città che si affacciavano sull'Egeo. Era un vero e prorpio impero quello creato da Atene. Chi aderiva alla lega doveva contribuire o con l'invio di navi o con il pagamento di una tassa, questo tributo ammontava a 460 talenti (per avere un'idea della cifra basti pensare che la costruzione del Partenone, davvero costosissimo, comportò l'esborso di 470 talenti). Questa la causa indiretta. Ma veniamo alla causa diretta, quella che fece scoppiare la guerra oramai inevitabile, proprio per la causa indiretta e cioè dell'eccessivo ampliamento da parte degli Ateniesi e del loro impero. Corcira, colonia Corinzia, si trova in contrasto con una sua colonia Epidamno e quindi una subcolonia di Corinto. Ad Epidamno i democratici cacciano gli oligarchici e questi esiliati chiedono aiuto a Corcira che però rifiuta di aiutarli. Allora si rivolgono direttamente alla madre patria Corinto che decide di intervenire. Ma sebbene Corcira sia colonia corinzia era oramai indipendente, sviluppata enormemente per via della sua invidiabile posizione mercantile di passaggio tra Grecia e Italia. Dunque questo intervento, sentito legittimo dai Corinzii, viene visto come un'interferenza intollerabile dai Corciresi. Nel 435 a. C. i Corinzii mandano una piccola flotta ma vengono sconfitti dai Corciresi. Ma nel 433 a. C. i Corinzii preparano una flotta molto più numerosa per sancire e stabilire definitivamente i loro diritti su Corcira. A questo punto spaventati per la disparità delle forze in campo i Corciresi chiamano gli Ateniesi in loro aiuto contro Corinto. Atene da una parte vuole assolutamente intervenire per via dell'invidiabile posizione mercantile di Corcira, ma dall'altra parte è ben conscia che scatenare una guerra contro i Peloponnesiaci sarebbe un grandissimo azzardo e soprattutto comporterebbe conseguenze imprevedibili. Allora cosa fanno gli Ateniesi? Diciamo che intervengono e non intervengono: mandano cioè una flotta per così dire di osservazione al fine di presenziare, senza intervenire, allo scontro tra Corciresi e Corinzii. Lo scontro avviene alle isole Sibota. I Corinzii riescono ad avere questa volta la meglio. Ma le 20 triremi ateniesi si avvicinano minacciose perchè i loro alleati Corciresi hanno la peggio. Alla vista delle triremi ateniesi i Corinzii si ritirano senza nemmeno cercare di combattere. Eppure le triremi ateniesi erano solo 20 quelle dei Corinzii ben 80. Perchè dunque scappano? Perchè le triremi ateniesi erano davvero navi da guerra. Gli Ateniesi erano forti di decenni di preparazione e di lotte sui mari, il loro infatti era un impero marittimo, fondato sulla invincibilità e la preparazione della flotta navale. I Corinzii, come del resto tutti i Peloponnesiaci, erano invece veramente impreparati sul mare ma forti sulla terraferma. Per la mentalità di quel tempo i Corinzii erano legittimati a punire la loro colonia ribelle, Corcira, ma l'intervento degli Ateniesi non lo permise. Questo intervento fu ritenuto dai Peloponnesiaci a tutti gli effetti una indebita intromissione in affari tra madre patria e colonia. I Corinzii si allontanarono dalle navi ma radunatisi a poppa, cioè nelle parti posteriori delle loro navi, mandavano bestemmie, urla, insulti di ogni genere contro gli Ateniesi, promettendo loro che si sarebbero vendicati presto di tale offesa.
Emilio Isolda pubblicato il 9 settembre 2009
3. Inizia la guerra
In tutte le guerre c'è bisogno di un evento iniziale che fa scatenare le ostilità. Un evento di solito interpretato e sentito come assolutamente arbitrario e sconvolgente. La guerra tra Sparta ed Atene non fa eccezione. La guerra comincia in Beozia con un attacco dei Tebani contro gli abitanti di Platea, quest'ultima da sempre fedelissima di Atene. Nella primavera del 431 a. C. 300 Tebani irrompono nella città di Platea con l'intento di mutarne l'ordinamento politico. Platea era governata da democratici mentre Tebe e Sparta avevano un ordinamento oligarchico. Da sempre Sparta e in minor misura anche Tebe sentivano l'ordinamento democratico come ostile o meglio come un freno al sistema delle alleanze che questi potevano instaurare con l'oligarchia. Fu per rovesciare questo sistema democratico che i Tebani attaccarono Platea, scatenando subito l'ira di Atene che certo non si era dimenticata del valoroso aiuto che Platea le diede durante la guerra contro i Persiani. Guerra che per un bizzarro caso del destino ebbe termine proprio nella citta di Platea con la battaglia del 479 a. C. Evidentemente Platea agli occhi degli Elleni, e in misura maggiore agli occhi degli Ateniesi, aveva ancora un forte richiamo simbolico. Ma l'incursione dei Tebani non va a buon fine perchè i Palteesi resistono e riescono ad organizzare una difesa. Anzi i 300 Tebani vengono rinchiusi in una casa e aconvinti alla resa. Ma i Plateesi si vendicano e proditoriamente, secondo i Tebani perchè vengono meno alle condizioni della resa, li uccidono tutti. La guerra inizia. Platea viene assediata dall'esercito della Lega del Peloponneso, accorso in aiuto ai Tebani, aprendo così un primo fronte di guerra. Un altro fronte si apre nella primavera del 431 a. C. in Attica che vede l'invasione dell'esercito dei Peloponnesiaci.
Il comandante degli Ateniesi, lo stratega Pericle aveva previsto questa invasione. Il suo piano era quello di lasciare i campi incolti ai Peloponnesiaci e far rifugiare tutta la popolazione dell'Attica ad Atene all'interno delle Lunghe Mura che collegavano Atene ai suoi porti il Pireo ed il Falero. Ciò trasforma in un colpo Atene in una sorta d'isola.
Atene scegli il mare, Sparta la terra. Tutta la guerra si gioca su questo scontro, su questo dualismo. Sparta che invade via terra e Atene che danneggia il territorio dei peloponnesiaci con incursioni via mare. Questa strategia la si deve al sistema difensivo degli Ateniesi grazie alle loro Lughe Mura. Le lunghe Mura furono costruite sotto la strategia di Temistocle intorno al 450 a. C. cioè una ventina d'anni prima.
Il primo anno di guerra tutto sommato dà ragione alla strategia di Pericle. Infatti Atene ha retto bene e i danni apportati dalle navi degli Ateniesi alle città delle coste Peloponnesiache sono di gran lunga maggiori di quelli provocati dall'invasione dell'Attca da parte degli Spartani e dei loro alleati.
Il secondo anno di guerra vede ancora l'invasione degli Spartani guidati dal loro re Archidamo e il rintanarsi degli Ateniesi dietro le loro Lunghe Mura. Ma ogni assedio è sempre un dramma e quello di Atene fu un vero e proprio assedio. Nell'antichità, ed almeno fino al Medioevo, le guerre e le battaglie venivano sancite dagli assedi e dalla resa, di solito per fame e per sete degli assediati. Ma durante gli assedi le malattie, grazie al contatto così ravvicinato, si sprigionano e si propagano velocemente. Ed infatti nel 430 a. C. scoppia ad Atene, all'interno delle sue Lunghe Mura, una terribile peste. La peste viene dall'Egitto ma le condizioni igieniche pessime facilitano la sua propagazione.
Ricordiamo che Atene stava a sua volta assediando Potidea e incredibilmente, per dar man forte agli Ateniesi che assediavano Potidea, vengono mandati dei rinforzi, degli aiuti. Aiuti che però contagiano a loro volta gli Ateniesi che combattevano a Potidea. Nell'inverno tra il 430 e il 429 a. C. finalmente per gli Ateniesi avviene la resa di Potidea. Una prima vittoria ateniese.
Ma il secondo anno della Guerra del Peloponneso non è ricordato per la vittoria degli Ateniesi su Potidea, facendo capire che è quasi impossibile sfuggire dalla sua cerchia di alleanze senza andare incontro a gravi sanzioni, ma viene ricordato per la morte di Pericle, caduto vittima anche lui della peste ateniese. Noi non cadremo nel vortice delle ipotesi sciorinate da storici e commentatori postumi di come la guerra sarebbe andata avanti se Pericle non fosse morto durante la peste. Noi ci atteniamo ai fatti e non alle ipotesi.
In ogni modo è certo che un grande stratego viene meno e gli Ateniesi perdono uno dei loro capi fondamentali e carismatici. La guerra si sposta ora nel golfo di Corinto, importantissimo per il commercio e per il passaggio e il trasporto delle merci sulle navi. Gli Ateniesi vogliono perciò bloccare il golfo. I Peloponnesiaci accorrono con 50 navi mentre Atene arriva con 40 navi comandate da Formione. Nonostante la superiorità numerica gli Spartani e gli alleati vengono sconfitti. Ciò sta a dimostrare la grande superiorità e la grande esperienza degli Ateniesi nell'arte della guerra navale. Corinto viene in qualche modo accerchiata e come bloccata dalla presenza degli Ateniesi. I Corinzi ovviamente serberanno per tale motivo sempre moltissimo astio e rancore nei confronti degli Ateniesi.
Se dovessmo fare un piccolo riassunto si potrebbe dire che i primi anni della Guerra del Peloponneso vedono Atene difendersi egregiamente e sferrare attacchi vittoriosi. Dall'altra parte invece Sparta e i suoi alleati peloponnesiaci arrancano e subiscono dure sconfitte. Ciò che però dimostrano questi primi anni di guerra è l'assoluta padronanza degli Ateniesi nell'arte del comando, della guerra e nella tattica militare. Invece Sparta si è dimostrata assolutamente incapace a governare gli eventi e a gestire le situazioni tattico-militari e questo nonostante abbia una superiorità numerica davvero schiacciante.
Atene fa sentire la sua predisposizione a quello che più sopra ho chiamato "movimento verso l'esterno" che l'ha portata per anni a fare guerre e a padroneggiare la tattica militare; dall'altra parte Sparta paga invece quello che abbiamo chiamato sempre più sopra "movimento verso l'interno", cioè una sorta di chiusura che per secoli ha improntato la vita degli Spartani, raramente alle prese con eventi bellici.
Il 428 a. C., il quarto anno di guerra, si apre con la rivolta della città di Mitilene, sull'isola di Lesbo. Si scatena dunque lo scontro tra Sparta ed Atene per il controllo dell'isola di Lesbo. Gli eventi che scaturiranno da questo scontro saranno veramente importantissimi per l'esito della Guerra del Peloponneso. Del perchè di questo però lo vedremo la prossima volta. Un caro saluto.
Emilio Isolda pubblicato il 15 febbraio 2010

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