domenica 15 giugno 2008

La rivolta di Spartaco di Emilio Isolda

Eccoci dunque arrivati alla rivolta di Spartaco. Abbiamo detto che ci troviamo nel 73 a. C. e siamo a Capua, al tempo una delle più importanti città romane del Sud Italia. Precisamente ci troviamo nei pressi dell'anfiteatro di Capua, nella scuola per gladiatori gestita da un lanista, un certo Cornelio Lentulo Batiato. Spartaco, insieme ai suoi compagni, uccise le guardie che presidiavano la scuola e con gli altri gladiatori si diresse verso la campagna che portava a Napoli. Durante il tragitto però Spartaco non disdegnò di fare qualche rapina e procurarsi del danaro tramite scorrerie ai danni della popolazione. Roma restò a guardare, indifferente. Fino a quando venne mandato da Roma, per sconfiggere la minaccia Spartaco, Caio Clodio con le sue legioni. Ma l'astuto Spartaco riuscì ad impadronirsi, grazie ad un'imboscata, di numerose armi tolte a dei soldati romani. Spartaco e i suoi si rifugiarono sul Vesuvio. Clodio lo aspettava all'imbocco dell'unica strada che permetteva di scendere dal vulcano. Con un'azione spettacolare Spartaco e gli schiavi si calarono con delle corde in un burrone prendendo così alle spalle i soldati romani e disperdendoli. Fu il primo scacco, e non l'ultimo, che Spartaco inflisse a Roma. Poca cosa rispetto a quello che doveva succedere di lì a poco. Infatti, Spartaco risucì a sconfiggere anche il pretore Publio Varinio e i suoi luogotenenti sottraendogli persino i cavalli e soprattutto i simboli littori dell'esercito. La fama di Spartaco si diffuse ben presto in tutta l'Italia e anche altrove. Via via che Spartaco avanzava si univano a lui schiavi e soprattutto i veterani, ricordiamo che erano ex commilitoni di Spartaco. In breve nell'estate del 73 a. C. Spartaco poteva contare su un vero e proprio esercito composto da 70 000 uomini e con tanto di cavalleria, grazie ai cavalli sottratti a Publio Varinio. Intanto arrivavano schiavi da tutte le parti d'Italia. Tutta l'Italia meridionale era in balìa di Spartaco e del suo seguito. La rivolta era partita.
Spartaco da Napoli si mosse verso l'adriatico, verso Ancona. Il console Claudiano lo aspettava in armi. Spartaco ottenne un'altra grande vittoria riuscendo di nuovo a mettere in fuga l'esercito romano. L'avanzata del gladiatore ora sembrava inarrestabile. Spartaco raggiunse la pianura padana e si accampò sul fiume Po. Il suo intento era quello di tornare nella sua amata e rimpianta terra, la Tracia.
Quando tutto sembrava arridere a Spartaco a Roma successe un fatto molto importante per le sorti dell'ex gladiatore. Marco Licinio Crasso fu investito del comando di proconsole per l'esercito. Crasso mise mano all'esercito ristrutturandolo dall'interno, arruolò volontari e ripristinò la vecchia e dura disciplina militare. In pratica con Crasso non si scherzava. Chi avesse osato aiutare Spartaco sarebbe stato ucciso. Pian piano si chiusero per Spartaco tutte le porte delle città in cui cercava di entrare. Ben presto tutta l'Italia si dimostrò ostile nei confronti di questo scomodo schiavo. Spartaco decise all'improvviso e stranamente di scendere verso Sud, si rifugia a Metaponto, poi nel Bruzzio.
Non si è mai risuciti a capire del perchè Spartaco, oramai vicino alle Alpi e quindi al confine, sia tornato sui suoi passi e fatto marcia indietro. Varie ipotesi si sono fatte a riguardo. Una delle più gettonate però riguarda il fatto che Spartaco si sarebbe fatto convincere dal suo seguito che in piena e totale euforia avrebbe voluto saccheggiare Roma. Non sapremo mai come sono andate realmente le cose, resta il fatto che invece di continuare la sua marcia verso la libertà, Spartaco ritornò verso Sud. Quindi cerca di portare il suo esercito in Sicilia, fidandosi dei pirati. Mai fidarsi dei pirati. Infatti questi lo tradiscono. A Spartaco non resta che ritornare mestamente in Campania. A Crasso non resta che rimanere a guardare, per adesso, aspettando che il tempo faccia il resto. Crasso, infatti, rimane a Roma in attesa di infliggere il colpo definitivo al suo odiato nemico. Il tempo era oramai maturo per porre fine alla rivolta di Spartaco. Ma mai nessuno si sarebbe aspettato una simile vendetta da parte di Crasso. I due eserciti si fronteggiarono sulla pianura del Sele. Questa volta gli schiavi subirono una bruciante sconfitta da parte dell'esercito romano. Spartaco combatté fino alla fine rimanendo ucciso anche lui. In prima fila fino alla fine. Gli schiavi uccisi furono 50 000. Ma sarebbe stato meglio morire. I 6000 schiavi che rimasero furono, infatti, fatti crocifiggere da Crasso lungo tutta la via Appia, da Capua fino a Roma.
Emilio Isolda.

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